“La pochette per un uomo è come la borsa per una donna, non deve mai mancare”

pochette, fazzoletto da taschino

“Pochette” per i più raffinati, “fazzoletto da taschino” per gli amanti delle perifrasi e del patrio idioma, comunque lo si chiami, tanto si è scritto e si è detto su quest’accessorio inspiegabilmente assente nel taschino dei politici italiani e di personaggi dello show business. Si potrebbe pensare che sia appannaggio dei soli addetti ai lavori e appassionati del settore, niente di più errato: quel taschino c’è per un motivo e non è solo quello di conservare gli occhiali da sole. Motivo sufficiente per la riprovazione sociale è certamente scegliere una pochette nella stessa fantasia della cravatta. Eleganza è equilibrio e il gioco è trovare il giusto bilanciamento tra camicia, giacca, cravatta e pochette quanto a grammatura e fantasia. Una pochette in lana o cashmere è preferibile, ad esempio, con le giacche in tweed così come una tinta unita è più indicata se abbinata con camicia rigata e cravatta dai motivi grandi. I tessuti vanno dalla seta, alla lana, passando per cashmere, lino e cotone; le misure sono delle più varie, anche se le pochette 40×40 cm, orlate a mano, hanno un fascino particolare. In merito a quest’oscuro accessorio, un diffuso ed annoso dubbio è “come portarlo”. Come per la cravatta, anche qui il web è prodigo di foto di fazzoletti a forma di origami o di ufo volante, spacciati per nuove tendenze. Premesso che la precisione millimetrica delle quattro punte ben inamidate fa a pugni con la sprezzatura che ci contraddistingue e ci fa apprezzare nel mondo, i modi sono svariati: squadrata, con due, tre o quattro punte in su, “a rosa”, con solo il centro fuori o con centro e punte fuori (quest’ultimo particolarmente elegante). Comunque la si pieghi, è appropriato ricordare il vecchio detto: “Essere eleganti significa dimenticarsi cosa si ha addosso”. Sante parole.

Scritto da Fabio Attanasio, autore del blog thebespokedudes.com

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