La camicia fatta a mano

la camicia fatta a mano

A quanto pare, infatti, veniva infilata dalla testa e per vederle assumere le sembianze odierne si dovrà attendere il 1871, anno in cui la ditta inglese Brown, Davis & Co registrò il primo modello con l’abbottonatura frontale. Polsini e colletto erano inizialmente rimovibili, permettendo così di indossarla anche per più giorni. Come in molti altri campi, anche nella camiceria la disinformazione è dilagante. Come distinguere, infatti, una camicia fatta a mano da una fatta a macchina? E cosa si intende per “fatto a mano”? Distinzione di non poco conto, se si considera che per molti “fatto a mano” significa “prendere il tessuto con la mano ed inserirlo nella macchina”! Fuor di battuta, pochi conoscono queste differenze ed i grandi brand hanno interesse a lasciare invariata questa situazione di incertezza e di dubbio tra i consumatori. Innanzitutto, è doveroso acclarare che una camicia “interamente fatta a mano” è alquanto inusuale: avere il fianco, la cucitura interna della manica o il carrè cuciti a mano – a parte il costituire comprensibile vezzo stilitico – può essere addirittura deleterio, in quanto la struttura della camicia diventa in sé più debole e può portare a fastidiosi strappi. Per avere un buon prodotto, unanimemente riconosciuta è l’importanza di due fattori: il tessuto ed la modellistica. Inoltre, tralasciando la sterile corsa tra artigiani a chi fa più passaggi a mano nel proprio prodotto, per quanto riguarda la fase della ribattitura di solito si fa riferimento ai “Canonici Otto”. Benché il termine possa rievocare improbabili band ecclesiastiche di otto improvvisati organisti, si parla in realtà dell’usuale numero di passaggi che una camicia “interamente ribattuta a mano” dovrebbe avere. Essi riguardano giromanica, bottone, asola, mouche, collo, travetto, carrè e cannoncino. Di questi otto, i fondamentali per la loro funzionalità sono solo i primi due: il giromanica, che dà maggiore elasticità al tessuto nella parte della camicia più soggetta a frizione, ed il bottone, che se attaccato a zampa di gallina non cadrà mai. Il resto serve solo a dare maggior pregio alla camicia, per il maggior numero di ore di lavorazione necessarie a produrla. Un consiglio: per scoprire se una camicia è fatta a macchina, si guardi la cucitura del fianco nel punto in cui incontra quella della manica. Una camicia fatta a macchina avrà sempre le due cuciture allineate. In sartoria, invece, la manica si attacca, come per la giacca, solo “a fianco chiuso”, ossia dopo aver cucito il fianco. Nelle vere camicerie artigianali, inoltre, il taglio viene effettuato ancora a mano, un tessuto alla volta, mentre nella grande distribuzione, si indulge all’utilizzo di macchinari che possono arrivare a tagliare i cosiddetti “materassi”, composti anche da cento o duecento pezze di tessuto alla volta. Non è finita qui: il collo può essere termoadesivato o intelato a mano, richiedendo nel secondo caso circa quaranta minuti in più di lavoro. In definitiva, una camicia può essere fatta a macchina in circa dieci minuti o interamente a mano in più di due ore mezza ed è ovvio che la scelta del consumatore ricadrà sul capo più adeguato ai suoi bisogni ed al suo budget, ma è bene fare chiarezza in materia per sapere cosa si sta comprando e non lasciarsi raggirare dai fumi del marketing.

Scritto da Fabio Attanasio, autore del blog thebespokedudes.com

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